PDF Stampa E-mail

I RAGAZZI DELLA VIA PAAL

di Fabrizio Penna

Ci sono storie nella letteratura che sono storie per sempre. Storie per l'attualità e storie che possono parlare anche a chi si impegna in politica. C’era una volta a Budapest la via Paal, c’era una volta nella via Paal il quartiere generale di una banda di ragazzi. Al comando del giovane Boka si schierano Geréb, Kolnay, Barabás, Csónakos, Csele, Weisz, Leszik, Richter e Nemecsek. Nell’immaginario militaresco delle bande giovanili, il solo Boka, saggio ed equilibrato, ha il grado di generale; tutti gli altri hanno un grado fra sottotenente e capitano, ad eccezione di Nemecsek, l'unico soldato semplice. L'area della via Paal era vicina al quartier generale delle Camicie rosse, guidate da Franco Áts, fiero avversario di Boka. Un giorno il capo delle Camicie rosse ruba la bandiera a una delle fortezze dei ragazzi della via Paal. Boka, Nemecsek e Csónakos organizzano allora una spedizione per riprenderla nel campo nemico. La spedizione è piena di colpi di scena e imprevisti e si  scopre anche il tradimento di Geréb, che è invidioso di Boka perché questi lo ha sconfitto nell'elezione del comandante. Nel gruppo è emersa però una sottostruttura: la Società dello Stucco, formata da tutti i componenti ad eccezione di Boka e Csónakos.

Leggi tutto...
 
PDF Stampa E-mail

ECONOMIA, CRESCITA, UTOPIA

di Vladimiro Regis

La sfida economica oggi è non solo la crescita, ma quale crescita. La questione, infatti,  non è se sia meglio continuare a puntare sulla crescita a tutti i costi, ma se invece sia arrivato il momento di dare un nuovo indirizzo all’economia.  Il concetto di crescita che abbiamo conosciuto finora, quella misurata sul PIL, non è più sostenibile. La strada che d’ora in poi l’economia dovrà perseguire è forse quella indicata da Raj Patel, docente nella mitica l’University of California a Berkeley: quella che porta al miglioramento del benessere collettivo ed alla riduzione delle diseguaglianze tra paesi e uomini, differenze che sono andate aumentando negli ultimi decenni.  Una strada utopistica certamente, ma un obiettivo generale comunque da indicare. Capire se è possibile una crescita che consenta di sfamare nove miliardi di persone senza mettere a repentaglio i valori ambientali e sociali.E’ la sfida attuale tra sistemi economici. Quello tradizionale, basato sull’accumulazione di capitale, ha dimostrato i suoi limiti. Oggi la via può essere solo quella di una formula per la crescita fondata sull’innovazione, che nasce dal mercato e dallo spirito imprenditoriale degli individui.

Leggi tutto...
 
PDF Stampa E-mail

SARA' KADIMA

di Fabrizio Penna

Sarà Kadìma. Non sarà partito, polo, lista o patto della nazione, ma sarà Kadìma. Il sogno del fronte riformatore è infatti Kadìma, che in ebraico significa “Avanti”. L’operazione politica con la quale Ariel Sharon, prima che un ictus lo allontanasse dalla politica attiva, guidò la scissione del suo Lykud, aprendo alla parte più riformatrice del Labour israeliano è, infatti, il modello politico di riferimento al quale si ispirano Fini e Casini. Kadìma  nacque intorno al drammatico problema dei territori occupati, la nostra Kadìma nascerà sulle ceneri  dello scontro finale tra politica e società. Ma se l’obiettivo è questo, lungimirante e storico perché realmente supera le categorie politiche del novecento, i problemi  non mancano. Innanzitutto è quantomeno deprimente che  ad aprire le danze di quella che dovrebbe essere una rivoluzione sia un quasi ottuagenario come Beppe Pisanu , il quale fu Capo segreteria del segretario DC Zaccagnini ai tempi del sequestro Moro, quando Fini e Casini avevano ancora i brufoli. E resta quindi difficile capire quale spinta sociale possa venire, oltre a saggi e graditi consigli da caminetto, da parte di questi soggetti politici. La crisi economica, politica e valoriale dell’Europa impone questa volta analisi veramente nuove e rivoluzionarie. Non basta più dire uniamo i moderati o costruiamo il fronte riformatore.I risultati del primo turno delle presidenziali francesi lo dimostrano chiaramente. Oggi l’Europa è considerata dai suoi cittadini un problema. Se non ci sarà il coraggio di affrontare dalle fondamenta la crisi dell’Unione la deriva potrà essere sempre più irrecuperabile.

Leggi tutto...
 
PDF Stampa E-mail

FINANZIAMENTO AI PARTITI E  "LOBBISMO"

di Andrea Titti


Come l'araba fenice risorge ogni qualvolta emerge uno scandalo, la questione del finanziamento pubblico dei partiti in Italia. I cittadini già si erano inequivocabilmente espressi in tal senso, attraverso il plebiscitario sì, in occasione del referendum dell'aprile 1993, che aboliva il suddetto pubblico sussidio alla partitocrazia. Come nelle migliori italiche abitudini però, nonostante l'allora Capo dello Stato ammonì il Parlamento di: "legiferare sotto dettatura referendaria", i partiti ed i loro burocrati, aggirarono il responso delle urne e reintrodussero il finanziamento pubblico, semplicemente cambiandogli il nome. Ecco allora che il fiume di denaro carsicamente riemerse sotto le vesti di "rimborso elettorale", un rimborso che, a guardar bene, con gli anni diventò sempre più enorme, ben oltre la proporzionale distribuzione tra i voti acquisiti dalle singole liste.

Leggi tutto...
 
PDF Stampa E-mail

7 SECONDI

di Maria Beatrice Scibetta

 

Sette secondi sono il tempo di leggere due righe di un articolo su un sito web o un giornale. Sono il tempo di bere il caffè, di accendere il computer o di aspettare il momento fra il fischio dell'arbitro e la rete che si gonfia se segnano un rigore. Tra il 7 aprile del 1994 e la fine di Luglio dello stesso anno quei 7 secondi in Ruanda hanno significato il tempo che scandiva le morti. Un milione in cento giorni, 10 mila al giorno, 7 al secondo. Sono gli uomini, le donne e i bambini di etnia "tutsi" sterminati a colpi di mitraglia, bastoni e machete dall'etnia degli "hutu" intenta a compiere il poi agghiacciante genocidio degli ultimi anni. Sono passati 18 anni da quei giorni che hanno segnato per sempre la storia del Ruanda. Quella tragedia, figlia di rancori radicati negli anni, ha avuto inizio quando i colonizzatori del Belgio (MARIE) hanno marcato la differenza di etnia sulle carte di identità di un popolo che fino ad allora non aveva mai conosciuto distinzioni. Gruppi di uomini armati, con l'aiuto delle forze governative, (VALENS) hanno compiuto i massacri senza pietà, con lo scopo di estinguere tutti i tutsi, da loro chiamati "scarafaggi". 

Leggi tutto...
 
« InizioPrec.12345678910Succ.Fine »

Pagina 1 di 60

Loading...
Banner

ROBERTO MENIA

&rel=1">&rel=1">

feed-image Feed Entries


Powered by Joomla!. Designed by: free joomla templates ntc dedicated hosting Valid XHTML and CSS.