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MA AN NON ERA QUESTO

Ragionando a mente fredda sull’incontro di sabato scorso a Roma si può provare a tracciare un’analisi serena. Era scontato il successo di partecipazione numerica - anche se qualche amico non deve esagerare correndo il rischio di essere ridicolo - essendo stati solertemente organizzati pullman di partecipanti soprattutto dalla Puglia. Era scontato che ci sarebbe stato grande entusiasmo da parte di chi si è sobbarcato ore di pullman o treno per avere in omaggio una bandiera di AN e poterla sventolare liberamente dopo  4 anni. Era scontato che la cifra politica della giornata sarebbe, giustamente, stata impostata sulla retorica e sull’evocazione “nostalgica”. Era scontato che il tema reale della manifestazione era quello di mettere  tutti, dai media ai politici, di fronte ad un fatto compiuto: una manifestazione indetta a nome di AN, in cui si e’ utilizzato il simbolo di AN, costringendo in particolare la Fondazione Alleanza Nazionale ad una posizione di rincorsa a tutela del simbolo.  Quello che non era scontato era la posizione di chiusura, introflessa, vetusta che è emersa in tutta la sua drammaticità. Non si poteva pretendere di ascoltare discorsi programmatici ancorati al presente o addirittura proiettati nel futuro, ma evitare che il solo Roberto Menia  parlasse il linguaggio del XXI secolo forse sarebbe stato utile a tutti. Invece abbiamo avuto un mix di lepenismo approssimativo, una esaltazione della vedova Almirante che non fa neanche onore a Giorgio Almirante stesso e un trionfo della parola destra  fin troppo casuale. tutte le idee meritano il massimo rispetto, ma non si dica che questa operazione mira a rifare Alleanza Nazionale. AN è stata la più grande intuizione politica dei primi anni ’90. Grazie ad AN il “polo escluso” riconquisto il protagonismo politico attraverso la capacità di confronto e di aggregazione di altre anime e personalità della tradizione cattolica, liberale e conservatrice italiana. Le testi di Fiuggi furono un incredibile sforzo intellettuale di sintesi, in alcuni casi riuscito in latri meno, ma comunque un grandissimo lavoro. AN fu un’operazione di espansione e di allargamento: sul palco del Parco dei Principi sedevano dirigenti, alcuni autorevoli altri meno, che avevano una caratteristica comune: essere stati dirigenti del MSI-dn. La maggior parte di loro, legittimamente, è uscita da AN molto prima della fusione nel PDL, ma in contrasto proprio con Alleanza Nazionale, il suo leader e il progetto, accettato all’unanimità dalla classe dirigente, di essere centrodestra, popolare, europeo. AN parlava con l'UMP non con il Front National.  Il dato crea qualche imbarazzo anagrafico, anche se il giovanilismo è un concetto cretino. Il fatto è che  crea non pochi motivi di sconforto politico. Chi si chiude muore per assenza di aria, chi non cresce fallisce. Questo è il dato politico. Un ‘operazione “ghetto” che è il contrario dell’operazione “sdoganamento” inventata proprio da quel Pinuccio Tatarella che immaginava da tempo per AN la prospettiva del Partito Popolare Europeo. Quindi gli organizzatori si godano il successo, i partecipanti abbiano il giusto entusiasmo perché di entusiasmo vive la partecipazione politica, ma nessuno ci parli di Alleanza Nazionale.

fp  

 

 

 
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SE E' SOLO UNA QUESTIONE DI BANDIERE

 

Tra l'8 e il 9 novembre diverse manifestazioni, conferenze e dibattiti, organizzati da chi vuole ricostruire contenitori politici che si collochino a destra, si svolgeranno a Roma.Saranno giornate intense per chi ci crede e interessanti per chi vuole rimanere osservatore di una fase ancora confusa. Legittimamente, l'avvicinarsi della scadenza elettorale per il rinnovo del parlamento europeo suggerisce un'accelerazione di tutti i progetti. Questo significa che progetti ancora in embrione, posizioni di studio, fasi consultive rischiano di trasformarsi in flop oppure possono alimentare facili entusiasmi. Questo è il caso soprattutto dell'evento che si svolgerà al Parco dei Principi di Roma dedicato all'anniversario della caduta del Muro di Berlino. E' la manifestazione più interessante. Soprattutto perché vi partecipa, anche in qualità di promotore, Roberto Menia sicuramente il politico più sincero che si muove nello scenario delle rovine di quella che fu la destra nazionale. Sarà anche la manifestazione più curiosa perché è quella che ormai senza alcun mistero si svolge al fine di ricostituire Alleanza Nazionale, che peraltro morta non è mai, almeno per coloro che ne hanno fatto parte fino all'ultimo congresso. E' un evento che porta con se molte domande sull'opportunità, sulla reale potenzialità, ma è sicuramente un evento da seguire con la massima attenzione. L'enfasi di alcuni promotori, tipo Adriana Poli Bortone, lascia però un po' perplessi. Se è giusto e legittimo per chi organizza una riunione puntare sulle corde emotive del proprio popolo è però banale ridurre il tutto ad uno sventolio di bandiere. Siamo certi che le bandiere saranno tante, siamo certi che la sala convegni dell'hotel romano sarà piena come nei migliori momenti di incontro con i suoi elettori che Francesco Storace organizza a Roma, ma le perplessità restano tutte. sono perplessità di contenuto e di programma. Sono perplessità legate anche al simbolismo vintage che si continua a scegliere. L'anniversario della caduta del Muro di Berlino per quanto fondamentale nella storia mondiale è oggi materiale di archivio. Non può interessare quell'elettorato giovane che è nato già successivamente al 9 novembre del 1989, quello elettorato più interessato all'antipolitica, alla rete, alla precarietà, ad un nuovo stato sociale, alla pressione fiscale, all'Europa, al mondo. Quello di oggi. quindi facciamo gli auguri ai promotori perchè raggiungano i loro scopi ed auguri al popolo di centrodestra affinché non sia solo una questione di bandiere.

 
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QUALE EUROPA AL G20?

L’Europa al G20 punta a dottenere alcuni risultati di rilievo tra i quali: un’iniezione di fiducia nell' economia globale, progressi nella crescita sostenibile mondiale, contrasto al protezionismo, intensificazione della lotta all' evasione e all' elusione fiscali in tutto il mondo. Il Presidente della Commissione europea Jose' Manuel Barroso e il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy  in occasione del vertice di San Pietroburgo putnano a sottoporre agli altri leaders questi obiettivi. Barroso ha dichiarato: "Nella situazione economica globale una cosa e' chiara: tutti i leader del G20 devono intensificare gli sforzi a favore della ripresa, della crescita e occupazione, del libero scambio e di una maggiore equita' fiscale. Non v' e' spazio per l' autocompiacimento e tutti i membri del G20 hanno ancora molto da fare per reiniettare fiducia nell' economia globale. Il Presidente Van Rompuy ha, invece, dichiarato: "L' Unione europea si presenta a questo vertice in una situazione economica molto migliore rispetto a quella dell' anno scorso a Los Cabos. La nostra strategia di lotta alla crisi sta dando frutti, ma non per questo smetteremo d' impegnarci costantemente: i rischi e le sfide permangono.” La crisi economica ha posto in ancor maggiore evidenza, anche  se è banale ricordarlo, la necessita' che tutti paghino la loro equa parte di tasse. A San Pietroburgo l' Unione europea spingera' per progredire nella lotta contro l' evasione fiscale cercando di ottenere il piu' ampio sostegno possibile per lo scambio automatico di informazioni fiscali. Secondo i più ottimisti il vertice dovrebbe adottare un "Piano d' azione di San Pietroburgo" ambizioso, articolato in un complesso mirato di misure in grado di dare impulso ad una crescita forte, equilibrata e sostenibile.  Si vedrà, quindi, se al vertice globale l’Europa sarà parlare con quella voce unica, che però nella crisi siriana  sembra essere  ancora una volta inesistente.

 
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UN DIFFICILE RITORNO

Il mese di settembre era una volta il mese della ripresa dell’attività politica. Le tradizionali feste di partito segnavano la riapertura del dibattito, si rimisuravano gli equilibri, si ipotizzavano le manovre finanziarie ed economiche, gli studenti tornavano a scuola pronti pianificare rivendicazioni e sindacalismo. Ma la politica è morta, i partiti sono morti e con loro le feste di fine estate. Quello che manca è il messaggio. Cosa può dire agli italiani una politica spenta e senza missione? Cosa può dire agli italiani un governo che cammina per inerzia senza programma, senza idee, senza azioni? Cosa possono dire i partiti ormai morti o moribondi? Cosa può programmare un parlamento che naviga a vista e che ha passato gli ultimi tre mesi ad occuparsi di mozioni? Lo scenario è desolante e non si vede la luce alla fine del tunnel. La sinistra italiana e mondiale dopo aver smarrito la bussola delle idee è costretta dalla dura realtà a confrontarsi con lo smarrimento di quelle icone come Obama che negli ultimi tempi hanno dato speranza e ispirato idee. La destra non esiste più e, nonostante il generoso tentativo di molti, sembra non riuscire a trovare un’anima comune capace di farla uscire dallo stagno degli ultimi fuochi del berlusconismo. Al momento non è dato sapere se Berlusconi ferito a morte trascinerà, come la Moby Dick di Melville, Achab e tutta la sua ciurma all’inferno, ma è molto probabile che questo accada. Il ritorno questa volta è difficile e scoraggiante, con calma si possono ancora riannodare i fili di un rapporto tra gli italiani e la politica, ma è un’operazione chirurgica che non ammette errori e la fretta può essere cattiva consigliera. Onore ai generosissimi mediani che cercano di ricreare non solo lo spirito di squadra, ma la compagine stessa. Tuttavia è auspicabile qualche documento più concreto, più approfondito e soprattutto più programmatico. E’ possibile che il progetto non piaccia a nessuno, ma senza una tabella di marcia e degli obiettivi anche minimi e soprattutto concreti si rischia di continuare per anni a parlare di riunire e non ci si riunisce mai. Le elezioni europee si avvicinano e forse anche quelle nazionali è ora che chi pensa di avere qualche idea scopra le sue carte.

 
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RECESSIONE CONTINUA

Le stime del FMI per il prossimo anno
 
Continua la recessione per l''area euro nel 2013. La dura previsione emerge dall'aggiornamento del Fondo Monetario Internazionale al World Economic Outlook. Per fine anno è prevista una contrazione dell'economia dello 0,6%, peggio del -0,4% stimato originariamente. Per il 2014, invece, è attesa un'espansione in Eurozona dello 0,9%, lo 0,1% in meno di quanto previsto inizialmente.
Tra le ragioni che hanno portato l'istituto guidato da Christine Lagarde a ritoccare al ribasso le previsioni figurano gli effetti persistenti di una domanda in calo e di una fiducia su bassi livelli. Questi fattori hanno "interagito esacerbando l'impatto di condizioni finanziarie e fiscali limitate", ma occorre aggiungere i rallentamenti nell'implementazione delle politiche in varie aree chiave e gli effetti base dovuti al ritardo della ripresa nel 2013. Il Fondo ha ribadito l'importanza del fondo salva-stati, l'European Stability Mechanism.
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