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IUS SOLI, IUS SANGUINIS E PAURE ANCESTRALI

di Clio Pedone

 

 Nel lontano 1993 Samuel Huntington profetizzò che il futuro sarebbe stato determinato non più, come ai tempi della Guerra Fredda, dai conflitti sociologici, ideologici o da quelli connessi con la politica della pubblica sicurezza, bensì da scontri tra le religioni e le culture delle diverse civiltà, una tesi che all’epoca suscitò parecchio clamore, soprattutto nell’industrializzato occidente. Angosce ancestrali secondo le quali l’Europa sarebbe stata travolta, a seconda del secolo, una volta dagli unni, una volta dai turchi, un’altra dai russi, trovarono in Huntington una conferma gradita,  ma aveva davvero ragione chi profetizzava uno scontro dalle fatture incommensurabili tra l’occidente democratico e il resto del mondo? Un duello all’ultimo sangue contro una federazione di despoti e teocrati alla Saddam Hussein, alla Ayatollah Khomenini, alla Bin Laden, magari sostenuta anche da confuciani efficienti, sempre pronti a ribassare i salari? I dubbi erano e sono più che legittimi, anche perché in un mondo di città unite da stretti e sempre più indissolubili legami, in un mondo ormai proiettato in un cyberspazio privo di confini, i Paesi cosiddetti benestanti hanno bucato, con velocità stupefacente, le loro reti di assistenza e previdenza sociale, creando sempre più frequenti tensioni sociali.

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LETTERA APERTA A GIANFRANCO FINI

di Fabrizio Penna

Caro Presidente, è bello tornare a parlare di progetto, ma anche di identità. In politica esistono idee che si fanno azione ed esistono soprattutto quelle idee per le quali vale la pena rischiare, come tu ami spesso ricordare. Soprattutto esiste il coraggio, quello che tu ci hai insegnato ad avere, il coraggio delle scelte, il coraggio della rinuncia. Progetto ed identità sono concetti che non contrastano tra loro, ma si completano e si rafforzano l'uno con l'altro. L'identita' senza progetto produce qualcosa che non cresce e, come diceva Spengler, tutto ciò ' che non cresce e' destinato a morire. Il progetto senza identità, invece, e' mero esercizio matematico. I piani quinquennali delle economie sovietiche erano dei progetti perfetti, ma, volutamente senza identità, portarono meta' del mondo al disastro. Così come in tempi più recenti la progettualità capitalista, eccessivamente globalizzata in sfregio ad ogni identità, sta vivendo una crisi finale devastante. L'albero più bello, quello che ad ogni stagione si rinnova con i fiori ed i frutti sempre più buoni, quello che resiste alle intemperie e che si adatta al suo habitat e' sempre un albero che poggia su radici profonde.

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DOVE E' FINITO IL PATRIMONIO DEL MSI DI TRIESTE?

da Il futurista.it del 12-02-12

«Quando a novembre sono entrato in quella sede e ho visto le porte degli armadi spalancate, i ripiani vuoti, le pareti spoglie ho sentito un senso di violenza morale». Lo si legge oggi sul Piccolo di Trieste e a dirlo è Roberto Menia, commentando una vicenda, tutta giuliana, che si innesta nella querelle nazionale del patrimonio della Fondazione Alleanza Nazionale. Il parlamentare, recandosi alla fine dello scorso anno nell'ex sede di Alleanza nazionale, ormai chiusa da mesi (sia Futuro e libertà, sia il Pdl hanno la propria) scopre che l'appartamento che ospitava il partito - acquistato nel 1996/97 attraverso una campagna di autofinanziamento da lui lanciata e a cui personalmente contribuì - era stata svuotato della pressoché totalità del patrimonio in esso contenuto.

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APRIAMO UN NUOVO CANTIERE POLITICO

di Gianfranco Fini da www.futuroeliberta.it

Oggi la parola magica capace di rianimare la politica non è identità, è progetto.
Nella società post-ideologica del ventunesimo secolo, alle prese con le sfide nuove imposte dalla globalizzazione, si può dare una risposta rassicurante ai crescenti timori delle generazioni più mature e si può offrire una prospettiva soddisfacente a quelle più giovani restando abbarbicati alle parole d'ordine del secolo scorso, alle identità/etichette della destra, del centro, della sinistra?
Difficile crederlo, a meno che non si abbia come obiettivo la pigra conservazione dell'esistente e delle relative rendite di posizione. E' una prospettiva che può andar bene al PDL e al PD, non certo a noi e agli amici del Terzo Polo. La sfida di Futuro e Libertà è tutta in questa consapevolezza: nel 2012 non ha senso continuare a usare lo specchietto retrovisore e a recriminare su ciò che doveva essere e non è stato e parimenti è miope concentrarsi solo sul presente come se davvero una legge elettorale fosse decisiva per il futuro degli italiani!
Se si vuol ridare un senso all'impegno politico, se davvero si ambisce a disegnare già ora le coordinate dell'Italia prossima ventura per renderla più bella e quindi migliore, allora è indispensabile osare, mettersi in discussione, navigare in mare aperto.

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LEGA ARABA E ONU INSIEME IN SIRIA?

di Clio Pedone

Se tutti gli sforzi possibili non sono ancora riusciti a risolvere la guerra dei conflitti siriana, forse un energico invito da parte delle Nazioni Unite per una missione di peacekeeping condivisa potrebbe essere auspicabile. Bisogna registrare che domenica scorsa i ministri degli Esteri della Lega araba, riuniti al Cairo, hanno fatto capire che potrebbero armare l'opposizione. Gli arabi stanno cercando in tutti i modi di coalizzare la Comunità internazionale e spingere Bashar el-Assad a fermarsi, ma finora hanno registrato ben pochi successi: hanno dovuto fermare la missione degli osservatori e hanno subito il veto di Cina e di Russia sulla risoluzione che chiedeva un passo indietro dell’autocrate siriano. Adesso il rischio è quello di una guerra civile che, tuttavia,  tutti vogliono evitare. Eppure, le armi stanno già entrando di contrabbando in Siria, anche se non è chiaro se siano gli arabi o gli altri governi a fornirli. È evidente che l’intera Comunità Internazionale aspira a un "cessate il fuoco", anche se tale obiettivo, può apparire, in questo momento, molto difficile da raggiungere. Il Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki-moon, è stato a lungo in contatto diretto con Assad; anche se non esplicitamente Ban ha chiesto le dimissioni del siriano, criticandolo apertamente per la gestione del suo ufficio, ma la Russia e la Cina hanno apposto veti alle ripetute risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che miravano a redarguire la Siria.

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ROBERTO MENIA


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